Seawatching a Lerici - PERCORSO 8 e 9 - Tellaro - Groppina

TELLARO è caratterizzato da una chiesetta costruita sulla scogliera sulla sommità del piccolo promontorio che protegge il porticciolo. Il piccolo campanile è l’oggetto della leggenda “DEL POLPO CAMPANARO”: la leggenda narra  che in una notte di tempesta il polpo venne scaraventato dalla furia dei marosi sulla corda delle campane, tirandole e facendole suonare. Così il polpo involontariamente allertò tutta la popolazione e salvò il Borgo da un imminente sbarco dei Pirati Saraceni.
La roccia sotto il Borgo è bellissima nelle sue contorsioni che sono il risultato dell'antico modellamento operato dall'attività geologica e successivamente dal moto ondoso.
Nel tratto di costa a sud  del Borgo si aprono tre grotte.
La prima visibile dall’esterno, lunga una decina di metri, termina con una franata di piccoli massi.
La seconda, completamente sommersa e senza aria interna, si apre a tre metri di profondità ed anch’essa è lunga una decina di metri.


La terza, bellissima, ubicata all’inizio di località “GROPPINA”, anticamente nota per l’ottimo vino, appare vista dal mare come un ampio sassone con  due entrate divise da un pilastro di roccia. I colori interni sono intensi soprattutto la mattina con il sole a Levante.
Dalla Groppina inizia un lungo tratto di costa completamente disabitata, selvaggia, sormontata da foreste di pini e lecci a picco sul mare addirittura con le radici degli alberi a vista.
Questo tratto di costa è costituito da piccoli promontori, franate di massi, spiaggette di sabbia e ghiaia raggiungibili solo con imbarcazioni o attraverso aspri sentieri nella vegetazione.

Nel fondo della cala si aprono tre piccolissime spiaggette, anch’esse, come quasi tutte le spiaggette del comprensorio, ubicate sotto una parete di roccia.
Nel Medioevo vi era una tenuta denominata “mansio de la cala”, dove si produceva olio e vino.
Cala Caletta è particolarmente interessante anche sotto la superficie del suo splendido mare in quanto accoglie i resti di una nave romana, lì naufragata nei pressi dello “SCOGLIO DEL MACELLAIO”.
La nave trasportava una colonna alta 11 metri e divisa in 3 tronconi di marmo provenienti dalle cave di Carrara. Una parte della colonna è stata portata al Museo Archeologico di Lui mentre le altre due sono rimaste in situ. Probabilmente la colonna era destinata ad un tempio in Gallia o in Spagna. Per l’importanza di tale ritrovamento tutta la cala è stata dichiarata zona Archeologica sottoposta a tutela.
Cala Caletta ospita anche moltissime caverne e grotte subacquee, una ventina in tutto. Alcune grotte, con tutte le cautele del caso, sono visitabili in apnea in quanto al loro interno presentano vastissime sacche d’aria respirabile.
Da una di queste, attraverso un lungo “camino” verticale, si può scorgere il cielo e la vegetazione. All'interno delle grotte troviamo dei piccoli corsi d’acqua dolce e freddissima che fin dall'antichità facevano di Lerici e della sua costa un punto per l'approvigionamento di acqua potabile per le navi di passaggio.
Lo scoglio “del Macellaio”, che prende il nome da un macellaio lericino che lì si suicidò per una vicenda sentimentale, ospita al suo interno una caverna subacquea che lo attraversa tutto, formando tre uscite che disegnano meravigliosi giochi di luce azzurra.

 

Seawatching a Lerici